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La Luna, che è il capriccio stesso, guardò dalla finestra metnre tu dormivi nella tua culla e pensò: "Questa bambina mi piace".
E scese morbidamente la sua scala di nuvole, e passò senza rumore attraverso i vetri. Poi si stese su di te con la tenerezza flessuosa di una madre e depose i suoi colori sulla tua faccia. Le tue pupille ne rimasero verdi, e le tue guance straordinariamente pallide. Appunto contemplando quella visitatrice i tuoi occhi s’amplificarono in modo tanto bizzarro; ed ella ti serrò tanto affettuosamente alla gole, che te ne restò per sempre la voglia di piangere.
Frattanto, nell’espansione della sua gioia, la Luna empiva tutta la camera come un’atmosfera fosforica, come un veleno luminoso; e tutta quella luce viva pensava e diceva: "Subirai eternamente l’influsso del mio bacio. Sarai bella a modo mio. Amerai ciò che amo io e ciò che mi ama: l’acqua, le nubi, il silenzio e la notte; il mare immenso e verde; l’acqua informe e multiforme; il luogo ove non sarai; l’amante che non conoscerai; i fiori mostruosi; i profumi che fanno delirare; i gatti che rabbrividiscono di voluttà sui pianoforti e che gemono come le donne con una voce roca e dolce".
"E sarai amata dai miei amanti,corteggiata dai miei cortigiani. Sarai la regina degli uomini dagli occhi verdi, ai quali pure serrai la gola nelle mie carezze notturne; di quelli che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e verde, l’acqua informe e mutliforme, il luogo ove non sono, la donna che non conoscono, i fiori sinistri che sembrano gl’incensieri di una religione ignota, i profumi che turbano la volontà, e gli animali selvatici e voluttuosi che sono emblemi della loro follia".
Ed è per questo, o maledetta ma cara bimba viziata, che io sono ora ai tuoi piedi, e cerco in tutta la tua persona il riflesso della formidabile Divinità, della fatidica madrina, della nutrice avvelenatrice di tutti i lunatici.
C.B.
Egli diceva fra sè, passeggiando in un gran parco solitario: "Come sarebbe bella, con un abito da corte, complicato e fastoso, nell’atto di scendere, attraverso l’atmosfera di una bella sera, i gradini di marmo di un palazzo, davanti ai grandi tappeti erbosi e alle vasche!"
"Per Natura, infatti, ella ha l’aspetto di una principessa".
Passando più tardi per una via, egli si fermò davanti ad una bottega di incisioni, e, trovata in una cartella una stampa che raffigurava un paesaggio tropicale, pensò: "No! non già in un palazzo vorrei possedere la sua cara esistenza. Non vi saremmo in casa nostra. D’altronde, su quelle pareti tempestate d’oro non resterebbe nemmeno un posticino ove si potesse appendere la sua immagine; in quelle solenni gallerie, non c’è un cantuccio per l’intimità. Qui, proprio qui, bisogna abitare, per coltivare il sogno della mia vita":
E, mentre analizzava con gli occhi i particolari dell’incisione, continuava mentalmente: "In riva al mare, una bella capanna di legno, circondata di tutti codesti alberi bizzarri e lucenti dei quali non ricordo i nomi…, nell’atmosfera, un odore inebriante indefinibile…, nella capanna, un forte profumo di rosa e di muschio…, più lontano, dietro al nostro poderetto, delle cime di alberature cullate dal mareggio…,intorno a noi, fuori della camera illuminata da una luce rosea filtrata dalle tende, fuori della camera ornata di stuoie fresche e di fiori ubriacanti, con seggi rari d’un rococò portoghese, fattid’un legno pesante e tenebroso (su cui ella riposerebbe tranquilla e ben ventilata, fumando il tabacco lievemente oppiato!), e fuori della veranda, il chiasso degli uccelli ebbri di luci e il cicaleccio delle piccole negre…, e, di notte, per accompagnamento ai miei sogni, il canto lamentevole degli alberi musicali, dei malinconici filaos! Si, è proprio questo, lo scenario che vorrei. Che ne farei d’un palazzo?".
E più lontano, mentre percorreva un gran viale della città, vide una locanda d’aspetto grazioso e pulito, ove ad una finestra rallegrata da tendine d’indiana multicolore s’affacciavano due teste ridenti. E, subito: "Il mio pensiero - si disse - dev’essere proprio un gran vagabondo, per andare a cercar tanto lontano ciò che mi è tanto vicino! Il piacere e la felicità sono nella prima locanda che capita, nella locanda del caso, feconda di voluttà. Un gran fuoco, delle stoviglie chiassose, una cena alla buona, un vino rozzo e un letto larghissimo, con lenzuola un pò ruvide, ma fresche…Che c’è di meglio?".
E, rincasando solo, a quell’ora in cui i consigli della Saggezza non sono più soffocati dai ronzii della vita esterna, egli pensò: "Oggi ho avuto, in sogno, tre domicilii, nei quali ho trovato un uguale piacere. Perchè dovrei costringere il mio corpo a cambair posto, se la mia anima viaggia tanto rapidamente? E perchè realizzare dei progetti, se il progetto è in se stesso un godimento?".
Caro Charles,
parliamone…tutti sti condizionali…sti progetti… non ci conosciamo un granchè, forse nulla..però ti invidio…stavi dove vorrei stare e saresti stato probabilmente un’ottimo "compagno" da locanda. Al limite, con tuo sommo disprezzo, sarei stato lontano dall’oppio. Però avevi una testa che andava..per i fatti suoi..ma andava. Forse il vantaggio era proprio questo..ora come ora saresti stato etichettato come un matto, ai tuoi tempi invece le persone come te erano in qualche modo tenute in considerazione. Magari etichettate ancora peggio di "matto", ma avevano un ruolo. Diciamo che ecco, era normale allora affacciarsi ad una finestra di una qualche "rue" e urlare "LA VITA E’ BELLA, STOLTI!". Ora invece c’è il caso che chiamino l’assistente sociale. Qua, molto proabilmente saremmo stati in accordo/disaccordo. Se da un lato avremmo avuto una sorta di comunanza di pensieri nel vagare per diverse mete alla ricerca di sognato domicilio. dall’altro ci saremmo alzati un pò la voce a vicenda sul come mai un progetto rimane un progetto. Te sicuramente per la tua voglia enorme di non fare nulla, di lassismo, di voglia di godersi la vita e basta, senza mai pigliarti la briga di interessarti realmente di qualcosa. Io invece perchè avrei perso ore, giorni forse, a cercare un semplice risposta al "Perchè?", cercando sempre di trovare la quadra, credendo che una ragione c’è sempre e comunque, e rimanendo magari assai deluso quando questa "ragione" è sorretta da questioni senza senso.
Si, saresti stato un gran compagno da locanda..
D: "Ehi.."
R: "Ecco, ogni volta che ti rivedo mi vien prurito…di nuovo qua eh!?"
D: "Di nuovo qua.."
Baby Blue - DMB